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9/5/2008

Ryanair ha annunciato oggi sei nuovi "voli sciatori" da Torino

Ryanair ha annunciato
sei nuovi "voli sciatori" da Torino
 
 
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Si tratta di Glasgow, Liverpool, Edimburgo, East Midlands, Bournemouth e Shannon. Si aggiungeranno a Bristol, Charleroi e Dublino, già programmati. Non si tratta, ovviamente, di notizia epocale, anche perchè parte del nuovo traffico andrà a sostituirsi - probabilmente - a voli charter consolidati, ma ci sono anche destinazioni nuove di zecca che potrebbero aprire nuove prospettive turistiche per le nostre montagne. I biglietti saranno ovviamente acquistabili anche dai torinesi che vogliono passare una settimana in Inghilterra, Scozia o Irlanda. A margine da segnalare che, quindi, con Ryanair (piaccia o non piacciano i modi della compagnia di Mol) si continua a trattare. Al Londra di oggi si aggiungerà infatti presto l'annunciato Girona, poi la 9 destinazioni stagionali invernali. In tutto quest'inverno Ryanair collegherà 11 destinazioni da Torino. Ciò può costituire la speranza che si possa andare anche più in là, verso nuove rotte, a cominciare dal Trapani, atteso per la prossima primavera. ---- IL COMUNICATO UFFICIALE RYANAIR Ryanair, la compagnia aerea N°1 in Europa per tariffe basse, annuncia oggi sei nuove rotte da Torino per Shannon (Irlanda dell'Ovest), Glasgow (Pretwick), Edimburgo, Liverpool, East-Midlands (Nottingham) e Bournemouth, portando così ad undici i collegamenti dallo scalo di Torino. Parlando oggi a Milano, Giovanna Gentile, Vice-Direttore Marketing di Ryanair per l'Italia, ha detto: “Sono felice di annunciare che dal 20 dicembre 2008 saranno operativi i collegamenti da Torino per sei fantastiche destinazioni europee. I nuovi collegamenti per Shannon (Irlanda dell'Ovest), Glasgow (Prestwick), Edimburgo, Liverpool, East-Midlands (Nottingham) e Bournemouth avranno una frequenza settimanale e permetteranno agli abitanti della regione Piemonte di scoprire l'Europa. Shannon, gioiello naturale e capitale della musica tradizionale irlandese vanta mille attrattive e paesaggi mozzafiato. Le scogliere di Moher, selvagge e meravigliose, ne sono l'emblema. Vi ricordo inoltre che da Torino, Ryanair vi porta anche a Londra (Stansted), a Barcellona (Girona) (a partire dal 28 ottobre 2008) e a partire dal 20 dicembre 2008 a Bristol, Bruxelles (Charleroi) e Dublino. Affrettatevi, quindi, a comprare il vostro volo da Torino su www.ryanair.com a partire da €18,99*”. *Solo andata, tasse incluse. Data d'inizio: 20 dicembre 2008 .

Orario: Torino - Shannon: 13.45 - 15.55 sabato
Shannon - Torino: 11.05 - 13.20 sabato
Torino - Glasgow (Prestwick): 17.45 - 19.10
sabato Glasgow (Prestwick) - Torino: 13.55 – 17.20 sabato
Torino - Edimburgo: 14.10 - 15.35 sabato
Edimburgo - Torino: 10.20 - 13.45 sabato
Torino - Liverpool: 10.05 - 11.20 sabato
Liverpool - Torino: 6.30 - 9.40 sabato
Torino - East-Midlands (Nottingham): 19.20 - 20.30 sabato
East-Midlands (Nottingham) - Torino: 15.45 - 18.55 sabato
Torino - Bournemouth: 21.55 - 22.50sabato
Bournemouth - Torino: 18.35 – 21.30 sabato

Termini e condizioni dell'offerta: Periodo di prenotazione: Fino alla mezzanotte di Giovedì 11 Settembre 2008 Periodo di viaggio: 10 Gennaio 2009 – 4 Aprile 2009 Giorni di applicabilità: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato Anticipo sull'acquisto: viaggi dal 10 Gennaio 2009 Periodi di esclusione 12 Febbraio 2009 – 23 Febbraio 2009 per tutte le destinazioni nel Regno Unito e in Irlanda 12 Marzo 2009 – 18 Marzo 2009 per tutte le destinazioni in Irlanda
 
 
torinoplus-italiano
8/26/2008

Vietato bere alcol nelle strade di San Salvario

Vietato bere alcol nelle strade
di San Salvario
 
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Lo prevede un’ordinanza comunale sulla base del «pacchetto Maroni»
Multe da 25 a 500 euro per chi getta in strada contenitori di alimenti
 
 
 
Vietato bere alcolici in strada nel quartiere torinese di San Salvario: lo prevede un’ordinanza del Comune preparata con le norme del «pacchetto Maroni».

Il provvedimento non riguarda tutte le vie del borgo ma, più in particolare, il reticolo compreso tra via Nizza, corso Vittorio Emanuele, via Goito e via Berthollet, a ridosso della stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove da anni - si legge - l’abuso di birra e liquori fa registrare «episodi di schiamazzi o comunque di disturbo» creando «una situazione di degrado» che «ha assunto proporzioni rilevanti». Non si tratta solo di rumori molesti, aggressioni o risse, ma anche di sporcizia, visto che bottiglie e lattine vengono sempre gettati in strada.

E i problemi, come rileva Palazzo Civico, sono spesso dovuti al fatto che bevande e cibi venduti per asporto vengono consumati direttamente sul marciapiede, davanti al negozio. Da qui il divieto di «consumare in luogo pubblico o di uso pubblico alimenti o alcolici di qualsiasi gradazione», e anche di «abbandonare qualsiasi contenitore vuoto». Per chi trasgredisce ci sono multe da 25 a 500 euro, con in più una denuncia alla magistratura nel caso in cui non vengano raccolti i rifiuti.

L’amministrazione municipale sta preparando, inoltre, un giro di vite contro i locali che, in città, vendono alcolici da asporto e, soprattutto, non controllano adeguatamente cosa succede all’esterno, lasciando campo libero a ubriachi e violenti. Tre esercizi (in vari quartieri) riceveranno presto delle prescrizioni, e almeno un’altra decina sono, in questo momento, sotto osservazione.

«Ci sono locali - ha spiegato il sindaco, Sergio Chiamparino - che da anni sono oggetto di interventi dei vigili per la presenza di persone che creano disagio e, a volte, veri e propri attentati alla sicurezza urbana». I primi tre - secondo le informazioni ricevute - non potranno fornire bevande da consumare fuori e dovranno prendere una serie di provvedimenti: ingrandire i bagni, dotarsi di cestini esterni per la raccolta di lattine e bicchieri, sorvegliare i clienti che stazionano sul marciapiede. Diversamente rischieranno la riduzione dell’orario di apertura e persino il ritiro della licenza.

Il divieto di bere in strada richiama quello già adottato per via Aosta, in zona Aurora, dove «finora - ha detto il sindaco - i risultati mi sono sembrati positivi, soprattutto in termini di dissuasione». Per l’area di Porta Palazzo «si stanno studiando misure specifiche: credo che serva qualcosa in più»
8/21/2008

Gruppo vacanze Torino

Gruppo vacanze Torino

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Le guide e le stramberie dei turisti, tra domande assurde e voglia di gossip

 

Non si scompongono mai, nemmeno di fronte alle peggiori stramberie. Un sorriso, molto autocontrollo e tanta pazienza. Sono loro che ogni giorno, da quando la vocazione turistica di Torino si è trasformata in talento, accompagnano, scortano e, a volte, sopportano le migliaia di visitatori in città.
Come comportarsi, ad esempio, se un bambino in visita a Palazzo Madama vuole assaggiare a tutti i costi un pezzo della lignea Sala Staffarda, convinto che sia fatta di cioccolato? Anche resistere all’altrui nazionalismo non è facile: i francesi tendono a paragonare tutto con la città più bella del mondo - Parigi, naturalmente - e ad apprezzare con malcelata sufficienza le bellezze della città. Palazzo Madama è «jolie», ma Versailles è molto meglio. Generalizzare è diabolico, ma i vicini d’oltralpe sembrano essere gli unici a far perdere le staffe alla più serafica delle guide. I tedeschi sono i più curiosi e umili, gli italiani educati e silenziosi, gli inglesi allegri e con la battuta pronta, i russi discreti, i giapponesi scattanti.
Due sono le mete irrinunciabili per i turisti stranieri: il Museo Egizio, un bicerin in un caffè storico e la bagna caoda, anche a Ferragosto con 30 gradi all’ombra.
Donatella Spagnotto, archeologa, da 18 anni spiega la storia di mummie, statue e sarcofaghi. Ha accompagnato tutti i tipi di turisti, di tutte le nazionalità e caratteristiche, dal Club 21 («pensavo fossero un gruppo pazzo per la discomusic, erano un adorabile gruppo di vecchietti nati nel 1921»), all’Erotico Brasato, associazione dell’Arcigay con una passione per la gastronomia. Sono in molti a stupirsi della magnificenza della raccolta «tanto che spesso - sospira l’archeologa - chiedono se sia tutto autentico». Ma la domanda che proprio non sopporta è quella che, puntualmente, arriva di fronte alla bacheca della mummia pre-dinastica rannicchiata: «Mi chiedono se è morta così. È deprimente». E a proposito di domande deprimenti, anche Piero Ciravegna, dal 1980 guida e accompagnatore della Gia per Turismo Torino, ne ha una che teme ogni volta: «Uno studia per anni, approfondisce, prende diplomi, patentini e master e poi qual è la prima cosa che vogliono vedere una volta in città? Il castello di Rivombrosa». Tra gli stranieri non ci sono dubbi: «Adorano tutti le nostre piazze, i portici e le vie pedonali». Il gruppo di siciliani prosegue verso via Roma, mentre due signore tedesche corrono al capolinea del City Sightseeing, l’autobus rosso panoramico che quest’estate ha totalizzato quasi mille passeggeri. Il loro angelo custode si chiama Eleonora Bianco, 22 anni, laureanda in scienze politiche: «Francesi, tedeschi e russi sono i nostri più affezionati clienti - spiega - vanno pazzi per il Valentino e lo scorcio sul Borgo Medievale». Il giro si chiude a due passi da Palazzo Madama, affollatissimo a ogni ora. All’ingresso c’è Tiziana Caserta, 32 anni, coordinatrice del personale, delle collezioni, della sicurezza e delle emergenze. È qui che i turisti danno il loro meglio: per qualche strano motivo gli italiani sembrano avere una curiosità su tutte (qui come nelle altre residenze sabaude): vogliono sapere, ancora prima di iniziare la visita, «Dove si trova il bagno del Re?». Il gossip va alla grande: i vizi dei reali, tra amanti e complotti rosa, solleticano spesso più di un quadro di Gentileschi. Ma il personale ha il suo bel daffare anche con chi è convinto che l’ascensore della torre porti direttamente in cima alla Mole, o chi cerca di introdurre cani, nascondendoli sotto il soprabito: «Qualche mese fa arrivò una signora, pensavamo fosse incinta - racconta - quando abbiamo scoperto che occultava il suo cane è scoppiata a piangere e ha chiamato i vigili: voleva farlo entrare a tutti i costi». Giulia Piovano, 24 anni, laureata in beni museali, fa la guida a Palazzo Madama da sei anni: «Questo mestiere dà delle soddisfazioni incredibili, oltre a qualche bella risata - dice, mentre attraversa con orgoglio la sala dei caravaggisti -. Molte persone tornano dopo tantissimi anni, sono commossi. Recentemente ho accompagnato un non vedente nella visita tattile: era venuto quando vedeva ancora, e ora “ricordava” con le mani le opere in mostra. Indimenticabile». Anche Tiziana è allergica ad alcune domande: «Non sopporto le domande-gossip, quelle che trasformano la storia in una soap opera». Se non volete rattristare Tiziana, dunque, non chiedetele se è vero che Vittorio Emanuele era figlio del macellaio.
La passione per l’arte moderna e contemporanea, poi, ha la sua massima espressione alla Gam: comprensibilissima l’irresistibile tentazione di una signora di fronte a un quadro di Renoir: «L’ha baciato - racconta Patrizia Bosio, coordinatrice -, si è scusata ma non ne ha potuto fare a meno». D’altronde la Gam, oltre alla sindrome di Stendhal, provoca anche la sindrome di Rubens: «In effetti - dice Daria Maslesa, coordinatrice - molti visitatori si sono lasciati sedurre, specialmente dalla “Nuda”, un dipinto di Giacomo Grosso
».

 
 
8/14/2008

Torino, fioretti mondiali

Torino, fioretti mondiali
 
 
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Assegnate alla città olimpica le gare della Coppa femminile 2009
 
 
La Coppa del Mondo di fioretto femminile torna a Torino: a distanza di sei anni dall'ultima edizione che si svolse nel 2003, l'evento internazionale salirà sulle pedane torinesi il 21 e 22 marzo 2009 sotto la regia dell'Accademia Scherma Marchesa a cui la Federazione Italiana presieduta de Giovanni Scarso ha assegnato la gara.

«L'assegnazione dell'evento all'Italia è arrivata da parte della Federazione Internazionale dopo l'organizzazione positiva degli ultimi appuntamenti mondiali - dichiara l'attuale vicepresidente della Marchesa, Michele Torella -, quali i Campionati Mondiali di Torino nel 2006 e quelli Juniores e Cadetti di Acireale lo scorso aprile».

Da Roma a Torino, poi, il passo è stato breve, considerando il curriculum dell'Accademia Scherma Marchesa che in poco più di dieci anni è passata dall'organizzazione di un Gran Premio Giovanissimi a quella di una prova del Campionato Italiano Giovani lo scorso febbraio attraverso anche l'esperienza di membro del Comitato Organizzatore dei Mondiali 2006. E ora la Coppa del Mondo di fioretto femminile per la quale, in attesa dell' intitolazione del Trofeo, è già stato trovato il major sponsor: Lancia, il marchio del gruppo Fiat che più volte in passato ha intitolato l'evento conosciuto ai più proprio come «Trofeo Lancia».

Varie e ugualmente prestigiose erano allora le sedi di gara, dal Lingotto a Torino Esposizioni al Teatro Regio: «Impianti che oggi non sarebbero più possibili - afferma ancora Torella -, in quanto il regolamento federale internazionale negli ultimi anni è diventato molto più rigido sotto gli aspetti protocollari, cerimoniali e di allestimento».

E così si pensa a uno degli impianti post-olimpici più idonei, il Palavela, di cui si stanno definendo le possibilità proprio in questi giorni. L'evento, che ha trovato subito il consenso e il sostegno di Regione, Provincia e Comune, coinvolgerà un centinaio di atlete per un totale di trenta nazioni, con un entourage di oltre settecento persone. L'ingresso al pubblico sarà a pagamento - probabile un biglietto unico per i due giorni - con gratuità garantita invece alle scuole.

Tante le idee, anche in casa Lancia, per conferire all'evento un livello molto alto già dalla conferenza stampa ufficiale di presentazione in autunno, in una location di prestigio, alla presenza di un testimonial d'eccezione, magari pure fresco di medaglia olimpica, chissà: il bel volto di Margherita Granbassi targata Lancia, ad esempio, perché no?
 
8/13/2008

Gran Tour del bello

Gran Tour del bello
 
 
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Alla scoperta dei tesori di casa nostra
 
 
Sarà «Gran Tour», un viaggio tra i luoghi dell'arte e della cultura sabauda, a portare una ventata di aria fresca nel caldo ferragosto pedemontano. La sessione estiva della manifestazione, sorta dall'unione tra «Rivelazioni Barocche» e «Torino e oltre», proporrà dal 15 agosto oltre 100 itinerari alla scoperta del patrimonio barocco del nostro territorio, rileggendone il valore storico, artistico, architettonico e naturalistico sulla base del tema guida di quest' anno: il design.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra 73 associazioni di volontariato culturale, Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti ed enti promotori: Città di Torino, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Fondazione CRT e Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo. Per partecipare è necessaria la prenotazione al numero verde 800.329.329 - tutti i giorni dalle 8 alle 22 - o rivolgendosi all'InfoPiemonte, in via Garibaldi 2, aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18.

Dall’11 agosto prenotazioni anche alla SPABA, in via Napione 2, tel 011/817.94.94 dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18.
 
8/12/2008

Torino dice addio a Pininfarina

Torino dice addio a Pininfarina
Poletto: "Andrea, un esempio di stile"
 
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È stato accolto da un lungo applauso l’arrivo del feretro di Andrea Pininfarina in piazza San Giovanni a Torino. Oltre mille persone, assiepate dietro le transenne, hanno salutato l’imprenditore prima dell’ingresso nella chiesa. I fratelli Paolo e Lorenza sono stati tra i primi familiari a giungere in Duomo. Paolo e Lorenza sono stati preceduti da centina di persone che hanno riempito la chiesa già un’ora prima della cerimonia e altre centina stipati davanti alla basilica. La messa funebre sarà officiata dal cardinale Severino Poletti. Tra i presenti, rimasti nella piazza, anche i dipendenti della Rsu della Pininfarina, che hanno esposto uno striscione. All’interno, nella chiesa gremita, i massimi rappresentanti di Confindustria e dei maggiori imprenditori italiani mandano un ultimo saluto al collega e amico Andrea.

Il cordoglio del presidente
della Fiat
e di Emma Marcegaglia
Il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo: «Ho perso un amico, una persona con la schiena dritta di cui sentiremo la mancanza». Così invece la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, commossa: «Andrea Pininfarina era una persona straordinaria, per me, prima di tutto, un grande amico, leale, un grande imprenditore». E ancora: «La sua mancanza è drammatica, non riesco ancora a pensare a lui al passato». Alla cerimonia in Duomo sono presenti, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, l’ad della Fiat Sergio Marchionne, la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Una folla di centinaia di persone, in silenzio, assiste dietro alle transenne, davanti al Duomo.

Il cardinale Poletto: «Per Torino una improvvisa, tragica e grande perdita»
Con queste parole, intanto, l’arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto, ha iniziato la cerimonia funebre di Andrea Pininfarina: «Un uomo che ha tanto beneficato con il suo impegno, il mondo del lavoro della nostra città e non solo». Il cardinale Poletto, che si è fermato per qualche minuto a confortare i familiari di Andrea Pininfarina, il padre, il senatore a vita Sergio Pininfarina, e la madre Giorgia, la moglie Cristina e i tre figli Benedetta, Giorgio e il più piccolo, Luca, ha parlato di una «improvvisa, tragica e grande perdita». Andrea Pininfarina, ha continuato, «è un esempio di stile e metodo per rivitalizzare le potenzialità nascoste e fare rinascere prospettive di sviluppo». L’arcivescovo di Torino ha invitato «a raccogliere l’eredità» di un «vero uomo positivo». «Per Torino - ha sottolineato Poletto - ma non solo per la città, Pininfarina è stato una persona molto importante, un convinto innovatore che ha sempre creduto nel dialogo franco con tutti, compresi i sindacati e la politica, per migliorare».
 
 
 
Ciao ANDREA...
 
8/5/2008

I salotti dell’estate

A casa o nei dehors i percorsi della notte
Le mamme e le mogli sono ancora le regine dei fornelli delle feste
 
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L'ultima frontiera del trendy è l'aperitivo del giovedì sera alle ex Ogr
 
 
Altro che «bogia nen». I torinesi che lavorano si muovono eccome e dopo le sudate otto ore di lavoro si concedono un aperitivo con gli amici, un buon film al cinema, oppure una cena al ristorante. Poi un gelato o un drink. L’importante è tirar tardi.

Non solo. Per chi se l’immagina sofisticati e altezzosi, i torinesi d.o.c. amano far festa tra le loro quattro mura. E allora il terrazzo di casa, trasformato ad arte e condito di stuzzichini e prelibatezze varie, diventa il dehors ideale dove passare una serata tra amici. Come fa Patrizia Sandretto, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: «Viaggio molto per lavoro, e quando sono a Torino, adoro ricevere gli amici a casa. Non riesco a cucinare, lo ammetto, ma mia mamma mi dà una grossa mano e organizziamo delle serate indimenticabili». Abitudine condivisa anche da Fabrizio Danna, stilista del marchio Jaggy: «D’estate ci godiamo il fresco della nostra casa in collina. Mia moglie è un’ottima cuoca e mette in piedi delle feste da re».

Cristina Tardito, l’ideatrice del marchio Kristina Ti è la più tenera di tutti: «Da quando è nata la mia piccola Luna cerco di andare a casa il prima possibile». E se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto: «Le mie amiche vengono a trovarmi e passiamo delle serate intime e tranquille, senza troppe pretese». Certo è, conclude tra le righe, che qualche eccezione si fa e «quando capita adoro gli storici caffè torinesi, come Mulassano, Baratti e Platti».

Dimore a parte, i salotti dell’aperitivo torinese sono anche quelli sparsi per la città: da «Maggiora» in corso Fiume, adorato da Cristina Ferrari, ideatrice del marchio «Fisico» e perché no, anche da Fabrizio Danna, al «Gran Bar» in piazza Gran Madre, scelto invece da Michele Coppola, consigliere comunale di Forza Italia. E poi ancora, da «Lutece» in piazza Carlina, un must per Paola San Lorenzo e le sue amiche, al «Flora» di piazza Vittorio, un classico per Giovanna Borbonese e il suo consorte.

Archiviato l’aperitivo «se sono con le amiche vado dal giapponese Kiki o al thailandese Tuc Tuc - racconta Cristina Ferrari -. Con mio marito, invece, al Ponte Vecchio. Infine adoro prendere un gelato da Miretti o da Fiorio». E poi altro che bogia nen: «Anche se raramente, ci concediamo una serata al Banus, o alla Rotonda». L’importante è tirar tardi.
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Il tramezzino è nato da Mulassano

Il tramezzino è nato da Mulassano
 
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L’aperitivo è nato sotto la Mole. Torino, con Genova e Milano è una delle madri della tradizione degli stuzzichini dopo il lavoro, sorseggiando un drink, una birra, un bicchiere di vino o anche solo un crodino. Un rito con gli amici, a cui dedicare pochi minuti o diverse ore. Nei buffet si trova di tutto: assaggi freddi, dalle verdure per una bagna càuda alle pizzette, o caldi, dalle pastasciutte alle frittate, dalle polpette alle patate al rosmarino cotte al forno. Un rito che ha radici lontane. Intanto perché la «merenda sinòira» è una vecchia abitudine piemontese: il pasto del tardo pomeriggio a base di salumi e formaggi, consumato nelle partite a carte o al ritorno da un’escursione, accompagnato da un buon vino rosso. In secondo luogo perché a Torino, nel 1786, Antonio Benedetto Carpano inventò il Vermouth, aperitivo che diventò famoso in tutto il mondo grazie alla Martini & Rossi, un’altra ditta torinese. Ultima curiosità: il primo tramezzino in Italia fu quello del bar Mulassano, nel 1925.
7/27/2008

Rosso Corallo dalla Sicilia Barocca

Rosso Corallo dalla Sicilia Barocca
 

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Cinquanta opere custodite al Palazzo Bellini di Novara e realizzate da maestri trapanesi tra il '500 e il '700

 

Sontuosa e affascinante, la mostra «Rosso Corallo. Arti preziose della Sicilia barocca » s’inaugura lunedì 28, alle 18, nella Sala del Senato di Palazzo Madama. Le cinquanta opere esposte, databili tra il Cinquecento e il Settecento, sono state realizzate nelle botteghe dei maestri corallai, per lo più ebrei, attivi a Trapani, e rappresentano il nucleo della collezione della Banca Popolare, conservata a Palazzo Bellini di Novara. La lavorazione del corallo a Trapani ha tradizioni antiche. E Giovan Francesco Pugnatore, nella sua «Historia di Trapani», ricorda - si legge nel saggio di Maria Concetta Di Natale - il ritrovamento di colonie coralline presso l’isola di Tabarca.

Curata da Clelia Arnaldi di Balme e Simonetta Castronovo, e allestita dall'architetto Ferdinando Fagnola, l’esposizione si apre con l’«Acquasantiera con l’Immacolata, cherubini e il Padreterno» (in rame dorato, corallo levigato e intagliato, fissato con la tecnica detta del «retroincastro»), che si rifà in miniatura alle ardite soluzione plastiche ed architettoniche del Rinascimento siciliano. Proseguendo nella visita, s'incontra il «Capezzale con l’Adorazione dei pastori» dalla raffinata decorazione, tipica delle dimore signorili, il gruppo sacro con soggetto la «Fuga in Egitto», che si pensa eseguito nella Bottega di Andrea Tipa (1725-1766), e il tavolinetto in bronzo dorato, argento, corallo levigato e intagliato, della seconda metà del XVII secolo, e alzate, vasi, presepi, lampade. Sempre di maestranze trapanesi è l’«Ostensorio raggiato » dell'ultimo quarto del XVII secolo, con il corallo fissato «a cucitura». In questo caso, il corallo, associato al sangue di Cristo, è utilizzato «con una intensa carica simbolica nella decorazione di ostensori, calici e pissidi destinati a contenerne il corpo e il sangue». Con la raccolta della Popolare, si può vedere nella Torre Tesori di Palazzo Madama (al primo piano) una serie di oggetti in corallo, in parte provenienti dalle collezioni sabaude. Scorrendo gli inventari dei duchi di Savoia dalla metà del 500, si scopre infatti la presenza di «una cinta di corali incarnati ove sono quarantasei pezzi dessi corali et quarantaotto di fioretti di perle et altra cinta simile ma più piccola con sessanta otto pezzi di corali et perlette in mezo».

«ROSSO CORALLO. ARTI PREZIOSE DELLA SICILIA BAROCCA»
PALAZZO MADAMA, PIAZZA CASTELLO
Orario: martedì-domenica dalle 10 alle 18, sabato dalle 10 alle 20, chiuso lunedì.
Informazioni allo 011/4433501, sino al 28 settembre.

 

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7/26/2008

Con Cenerentola i palazzi sabaudi diventano scenari da kolossal

Con Cenerentola i palazzi sabaudi diventano scenari da kolossal
 
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Rossini porta Torino in mondovisione. Del Noce: è il barocco più bello di tutti
 
 
In sintesi, la notizia è questa: torna l’opera «nei luoghi e nelle ore di», suonata e cantata in diretta tivù e in mondovisione. Questa volta, dopo Tosca e Traviata «à Paris», tocca alla Cenerentola di Rossini. Ambientata a Torino e dintorni.

Per i molti dettagli, conviene applicare la vecchia regola delle cinque «w». Cominciamo da «who», chi. Chi è Andrea Andermann, sommo sacerdote dell’opera tivù, produttore delle Tosche e Traviate ricordate e pluripremiate (sette Emmy in due) che, dopo lunghe e laboriose trattative con la Rai, l’ha convinta a riprendere l’esperienza con tre titoli spalmati su cinque anni. Nel prossimo, appunto Cenerentola nei palagi sabaudi, poi Rigoletto in quelli gonzagheschi di Mantova, infine chissà. Andermann cala subito il suo tris d’assi: Riccardo Chailly, che dirigerà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Luca Ronconi regista e Vittorio Storaro per le luci. I cantanti, oltre che possibilmente bravi, dovranno essere, almeno Cenerentola e il Principe, tassativamente belli. I nomi ancora non ci sono o almeno Andermann non li dice. Ma vogliamo scommettere che il Principe sarà Maxim Mironov, occhioceruleo tenorino russo? Mentre don Magnifico (in Rossini la matrigna è un patrigno, se possibile ancora più carogna) e Dandini (il valletto che si traveste da Principe per gli immancabili qui pro quo) saranno italiani, perché Cenerentola, dice giustamente Andermann, è sì «una favola in diretta», ma anche «una commedia all’italiana fra Totò e Alberto Sordi». Quanto alla protagonista, sarà Cenerentola sia sulla scena che nella vita, perché Andermann sta cercando un mezzosoprano ancora sconosciuto che sia in grado di farsi ascoltare, e anche vedere, senza danni. Le aspiranti si facciano avanti, è la loro grande occasione. Per reclutarle, vanno già in onda gli spot, con una carrozza-zucca assai disneyana.

Passiamo a «where», dove. E qui l’occasione per il Piemonte in generale e Torino in particolare è ghiotta. Perché le «location», come si dice in cretinese, sono tutte qui, «nel barocco più bello del mondo», come assicura un Fabrizio del Noce duale, perché direttore di Raiuno e contemporaneamente presidente di Venaria. A Venaria, nella Villa e nel parco della Mandria, sarà raccontata per immagini, durante la Sinfonia, la vita felice di Cenerentola prima di perdere la mamma e restare sola col patrigno. La magione assai sgarrupata di quest’ultimo, beone e squattrinato, è il vicino Castello dei Laghi. Il ballo dove la protagonista perde la scarpetta, che in Rossini diventò per problemi di censura «uno smaniglio», un braccialetto, si svolge a Stupinigi.

L’apoteosi di Cenerentola, il suo raggiante rondò-happy end, al Palazzo Reale di Torino. E qui Liliana Pittarello, direttore generale dei Beni culturali per il Piemonte, fa notare che lo scalone che la primadonna attraverserà fu edificato nel 1862 da Domenico Ferri, che fu amico di Rossini, disegnò le scene di alcune sue opere e lavorò con lui come «peintre decorateur» al Théâtre des Italiens dé Parigi. Le coincidenze...

Quanto al quando, «when», Cenerentola verrà trasmessa in mondovisione il 20 e 21 giugno 2009, in tre tranche. Il 20 in prima serata, l’inizio. In seconda serata, il gran ballo, con l’episodio della scarpetta (o del braccialetto) sincronizzato sulla mezzanotte come da favola. Il 21, secondo atto, sempre in prima serata. Sul «what», cosa, la Cenerentola in tivù non sarà quella che si vede in teatro. L’opera dura 2 ore e 45 minuti e i tre quarti d’ora sono di troppo. Saranno recuperati tagliando le parti che Rossini, che andava come al solito di fretta, non fece in tempo a scrivere in quel Carnevale romano del 1817, dunque gran parte dei recitativi (sostituiti da un racconto per immagini), un coro, l’aria «di sorbetto» della sorellastra senior e quella di Alidoro (il mago Magò della situazione), peraltro rimpiazzata da quella che Rossini si degnò di comporre in seconda battuta. Andermann esibisce l’accordo di Chailly e la consulenza di Philip Gosset, fra i massimi rossinologi viventi, ma in realtà dei tagli non si accorgerà che una ristretta élite di telespettatori, «dato che il 97% del nostro pubblico planetario - chiosa il produttore - l’opera non la conosce». Infine, «why», perché. Ieri tutti i papaveri Rai, dal dg Claudio Cappon in giù, continuavano a parlare di cultura. Però, con la tivù di Stato che continua a ignorare la musica «seria» che della cultura dovrebbe essere il pane quotidiano, maxiproduzioni come questa Cenerentola danno l’idea delle brioches di Maria Antonietta.
 
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7/22/2008

Il Gigante si nasconde per la Mole

Grattacielo con 5 piani sotto terra così non supera il simbolo cittadino
 

 

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Renzo Piano. L'architetto ha rielaborato il progetto per «abbassare» il tetto del grattacielo
 
 
 
Quante buche sull’accidentata strada del grattacielo Intesa-Sanpaolo. Ieri, mentre al mattino il Comitato «Non grattiamo il cielo di Torino» manifestava all’Archivio di Stato, in consiglio comunale mancava ancora il numero legale e si dovrà attendere lunedì prossimo per vedere approvata la variante che darà il via ai primi lavori del grattacielo. Uno stop, quello della Sala Rossa, che non nasconde manovre ma solo un conclamato caso d’insipienza.

Un paio di consiglieri (Sbriglio dell’Italia dei Valori e Troiano del centrodestra) s’è dimenticato di votare facendo precipitare il numero dei presenti a 25 anziché i 26 necessari. Non ha votato nemmeno il presidente Castronovo, ma per regolamento il fatto di aprire e chiudere la votazione è più che sufficiente a dimostrare la sua presenza. Una dimenticanza, quest’ultima, che qualcuno ha voluto legare a un incidente diplomatico accaduto pochi minuti prima, quando lo stesso Castronovo ha aperto i lavori del Consiglio senza accennare al lutto per la morte dell’ex-sindaco Cardetti. Gioacchino Cuntrò del Pd ha chiesto la parola e ha levato la pelle, se non con le parole certamente con il tono, al povero Castronovo che, mortificato, s’è giustificato parlando di «equivoco». «E’ una vergogna» urlava Cuntrò fuori dall’aula.

L’ok, dunque, dovrebbe arrivare lunedì prossimo anche perché la sinistra, Monica Cerutti di Sd, Cassano di Rifondazione e Gallo del Pdci, sarebbero intenzionati ad astenersi in virtù del fatto che la loro battaglia «per ridurre il danno» come dice Cerutti qualche risultato l’ha ottenuto. In particolare il fatto che il progetto dovrà essere sottoposto alla Vas, che non è una brutta malattia ma la «Valutazione di impatto strategico» che permetterà di fare tutta una serie di approfondimenti sulle ricadute che avrà il grattacielo. Non solo, la sinistra ha trovato un accordo con il resto della maggioranza per chiedere alla banca d’impegnarsi non per 5, ma per 10 anni a mantenere la destinazione a uffici dell’immobile. Qualcuno fa notare che è una richiesta «irricevibile» perché non ha nessun fondamento legale, ma tant’è.

In ogni caso, i consulenti di Intesa-Sanpaolo, soprattutto il professor Franco Mellano che cura l’aspetto architettonico urbanistico, sono già ai blocchi partenza per far decollare il grattacielo. Il Comune, per permettere la costruzione entro il 2011, ha concesso alla banca di iniziare i lavori di scavo appena approvata la variante che, a questo punto, diventerà operativa lunedì prossimo. Autorizzazione che i progettisti chiederanno a fine mese fornendo a Palazzo Civico la garanzia scritta e le relative fidejussioni che, nel caso la Vas bocciasse l’opera, i luoghi torneranno come prima. «Se va come speriamo, il primo settembre - spiega il professor Mellano - faremo l’appalto per i lavori che, a quel punto, potranno partire il 1° ottobre». Costeranno 17-18 milioni e si prevede dureranno 8 mesi. Consisteranno nel creare una sorta di scatola di calcestruzzo alta, anzi profonda, circa 20 metri e grande quanto la superficie - circa 7 mila metri quadrati - che oggi possiamo individuare interamente recintata all’angolo fra i corsi Vittorio e Inghilterra.

Quei 5 piani, in quattro dei quali verranno realizzati oltre 400 parcheggi mentre nel livello più in superficie saranno ospitati l’asilo nido da 60 posti e il fitness center entrambi aperti al quartiere, rappresentano i primi due lotti dei 3 previsti per realizzare entro il 2011 il grattacielo. Che, come promesso da Piano, non supererà in altezza la Mole: si fermerà, vele e antenne comprese, a 166,66 metri, 34 centimetri in meno dell’opera dell’Antonelli. Il costo definitivo del progetto è ancora da stabilire (per ora siamo fermi ai 190 milioni dichiarati in fase di preliminare), mentre sono stati confermati i 33 piani destinati a uffici capaci di ospitare circa 3 mila persone, mentre il resto dell’edificio sarà composto, al piano terra, da una grande hall e dall'Auditorium che valgono 3-4 piani, mentre in punta ci saranno altri tre piani per ospitare bar, ristoranti e pinacoteca.
 
 
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L'inseguimento migliore della storia del cinema era girato a Torino

L'inseguimento migliore della storia del cinema era girato a Torino
 
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Un fotogramma dell'inseguimento nel film del 1969, girato nella Galleria Subalpina
 
 
Il miglior inseguimento tra auto della storia del cinema è quello di «The Italian Job». A stabilirlo è stato un sondaggio condotto dal sito specializzato Pearl & Dean al quale hanno partecipato oltre 3.000 britannici, dei quali il 25% circa ha indicato nella corsa tra Mini Cooper per le vie di Torino nella pellicola del 1969 il miglior inseguimento di sempre.

Al secondo posto, la scena di ’The Blues Brothers’ in cui Jake e Ellwood fuggono dai poliziotti che stanno loro alle calcagna, mentre al terzo si classifica l’inseguimento di «The Bourne Identity - un nome senza volto» in cui, guarda caso, una delle auto coinvolte è di nuovo una Mini Cooper.

Secondo Kathryn Jacob, direttrice di Pearl & Dean, la chiave del successo di queste scene è il loro realismo. «Si tratta di film che non hanno bisogno di effetti speciali per essere spettacolari ed efficaci. Il realismo rende l’inseguimento più coinvolgente», ha detto.
 
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7/11/2008

Arrivano i guerrieri di terracotta

Arrivano i guerrieri di terracotta
 
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S'inaugura questa sera la mostra
«Il celeste impero» che presenta oltre duecento opere cinesi
 
 
Sei soldati dell’esercito di terracotta cinese e un Buddha in pietra calcarea risalente al 700 circa presidiano l’ingresso della mostra «Il celeste impero. Dall’esercito di terracotta alla via della seta», che si inaugura, questa sera, al Museo di Antichità di Torino.
La rassegna, che sarà aperta fino al 16 novembre, propone più di 200 opere e intende rappresentare la Cina nel suo momento più alto, quello compreso tra il primo e il secondo impero. Strutturata su un criterio temporale, presenta solo alcune eccezioni di collocazione dovute ad esigenze logistiche.
Le opere sono state selezionate in sei mesi di lavoro in loco da un’equipe internazionale guidata da Sabrina Rastelli, che con Maurizio Scarpari è la curatrice della mostra. Dal punto di vista economico, le opere sono giunte a Torino grazie al lavoro della Fondazione Compagnia di San Paolo.
 
 
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Il nuovo stadio Delle Alpi firmato Giugiaro e Pininfarina

Il nuovo stadio Delle Alpi
firmato Giugiaro e Pininfarina
 
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Jean Claude Blanc illustra il progetto alla commissione
 
Giorgetto Giugiaro e la Pininfarina studieranno alcuni interventi per il nuovo stadio Delle Alpi che sarà realizzato dalla Juventus. Al primo toccherà l’esterno, al secondo l’interno. Entrambi collaboreranno con il team di architetti e ingegneri che sta lavorando alla realizzazione del nuovo impianto e del centro commerciale. Lo ha annunciato oggi a Moncalieri (Torino), nella sede dell’Italdesign, la società che fa capo a Giugiaro, l’amministratore delegato della Juventus Jean-Claude Blanc, illustrando il Piano Urbanistico Esecutivo relativo all’area dello stadio delle Alpi alla Commissione Urbanistica del Comune di Torino.

Introducendo i lavori, ai quali ha assistito anche il presidente Cobolli Gigli, Blanc ha ricordato che per la Juventus il nuovo stadio rappresenta «l’opportunità per affermare una nuova idea di calcio, che coinvolga le famiglie, non solo nel momento delle partite, ma nel corso di tutta la settimana». Jean-Claude Blanc era assistito dal direttore commerciale Fassone e dagli architetti e ingegneri del pool di progettazione Franco Ossola, Gino Zavanella e Alberto Rolla. «Torino - ha aggiunto - ha l’opportunità di essere ancora all’avanguardia nella realizzazione di impianti sportivi e di dare un segnale a tutto il Paese nel modo di vivere il calcio».

Rispondendo alle domande di alcuni consiglieri comunali, Blanc ha dichiarato che la Juventus sarà estremamente attenta all’impatto ambientale dell’opera e che, in accordo con gli enti locali, intende mettere in atto misure che favoriscano l’uso dei mezzi collettivi di trasporto per raggiungere lo stadio e di privilegiare fonti rinnovabili di energia. In apertura, Ossola ha ricordato che in questi 18 anni, cioè da quando è stato realizzato il Delle Alpi, in Europa si sono succedute diverse tipologie di stadi e si è affermata una tendenza a inserire gli impianti in aree ricche di luoghi dedicati all’intrattenimento tra loro complementari. «La nostra intenzione - ha aggiunto Zavanella - è far vivere la struttura sette giorni su sette, rendendo compatibile l’uso dello stadio con il centro commerciale che sorgerà accanto all’impianto, grazie alla creazione di ampi corridoi per il deflusso del pubblico, che daranno ampie garanzie di sicurezza».

L’architetto Rolla ha presentato le volumetrie: «Il progetto prevede un’area commerciale di 34 mila metri articolata in tre corpi che abbracciano lo stadio, consentendo che stadio e centro commerciale siano in funzione contemporaneamente».
 
 
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6/3/2008

E arriva la terza stella del firmamento Michelin

Torino sorride di gusto:
E arriva la terza stella del firmamento Michelin
 
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Che giornata, ieri, per Torino. Nel giorno in cui il Papa annuncia che nel 2010, in Duomo, si terrà una nuova Ostensione, i cugini francesi della mitica guida Michelin decidono che la città della Mole ha qualcos’altro da esporre (e di cui andar fiera): se stessa. Proprio così. I responsabili della «Guida Verde», quella che secondo le statistiche finisce negli zaini del 70 per cento dei turisti d’Europa, e ora anche d’Oriente (pare che sia vendutissima in Cina e Giappone), hanno assegnato a Torino il massimo del punteggio: tre stelle, un voto che la fa lievitare al livello di città-icona come Roma, Venezia, Firenze e Napoli (prima del boomerang-spazzatura). Un giudizio in cui forse nemmeno gli operatori del settore credevano, nel senso che - la modestia sabauda è cosa nota - sentivano di avere ancora qualche chanche turistica in meno rispetto alle città con le gondole o i Musei Vaticani.

Eppure è successo. E, come spiega il direttore commerciale della Michelin Italia Gian Paolo Galloni «Torino se l’è proprio guadagnata sul campo questa vittoria, grazie ad una metamorfosi profonda, costellata da grandi sfide, puntualmente vinte, come una Reggia di Venaria restituita agli antichi splendori, un Palazzo Madama riaperto con successo ai visitatori e un Museo del Cinema che, unico nel suo genere, è il tredicesimo museo più visitato d’Italia». Insomma un bel mix di attrazioni che si innestano su un tessuto urbano completamente rivitalizzato dal passaggio della bacchetta magica delle Olimpiadi.

«E’ una gran e bella notizia che premia l’impegno di tutto il sistema-città - commenta soddisfatto il sindaco Chiamparino - ma è anche un ottimo trampolino per il futuro». Stessa soddisfazione da parte dell’assessore al Turismo Alessandro Altamura: «E speriamo di essere soltanto l’inizio».
Come inizio comunque non c’è male dal momento che sulla Guida Verde che uscirà fra luglio e agosto la città della Mole batte sul campo roccaforti dell’arte come Bologna, Mantova, Urbino, Gubbio e Parma. Loro, di stelle continueranno ad averne soltanto due. «Torino ha dimostrato di avere una marcia in più - spiega ancora Gian Paolo Galloni - per una stupefacente capacità di lasciarsi alle spalle il grigio stereotipo di one-company-one town, reinventandosi un ruolo multiforme di capitale dell’arte contemporanea e del loisir».

Eventi come il Salone del Gusto o la recente nascita di supermercati dell’eccellenza gastronomica come Eataly, si aggiungono al potenziale attrattivo del ritrovato Palazzo Reale o la magnifica Reggia di Venaria. «Torino ha fatto uno scatto in avanti in questi ultimi due anni in grado di trasformare la lunghezza della permamenza media in città del turista - concludono alla Michelin Italia - ; prima era una toccata e fuga o al massimo un week end, oggi ci si trascorre una settimana e alla fine il tempo non basta mai».
 
 
 
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"La scommessa è catturare i pellegrini guarda-e-fuggi"

"La scommessa è catturare i pellegrini guarda-e-fuggi"
 

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Arriva in bus a metà mattina con una gita organizzata, e quando si spalancano, con uno sbuffo, le porte, va diritto allo scopo del viaggio. Si mette in fila abbassando la voce a pochi metri dal Duomo, e finalmente giunge alla meta: può raccogliersi in preghiera davanti alla Sindone. La sosta consentita è di pochi minuti. Il tempo di un Pater e un’Ave, poi il pellegrino torna all’aria aperta. Sbocconcella panini portati da casa, scarta i pacchi-pranzo dell’organizzazione, o si butta in una trattoria. Il tempo di un caffè, poi risale sul pullman, e chi s’è visto s’è visto.

E’ l’identikit di migliaia di pellegrini che hanno partecipato alle ultime due Ostensioni, nel 1998 e nel 2000. Torino s’è vista passare davanti in questo modo torme di viaggiatori che parevano completamente disinteressati alla città. Ma Torino, da allora, ha cambiato volto. La trasformazione partita dalle Olimpiadi è radicale. E la città vuol marcare la differenza anche con i pellegrini, rovesciando l’esperienza degli anni scorsi. E’ più bella che mai, ed è certa d’aver imparato dai Giochi l’accoglienza turistica in grande stile. Stavolta, insomma, Torino non vuol farsi sfuggire l’occasione.

Da ieri è tutto un ripetere «non si dica che si vuol “sfruttare la chance”: l’Ostensione è un evento religioso, non certo commerciale». P